Vitamina A – Artisti integratori d’impresa

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Appuntamento importante per i nostri Consorziati: il 15 gennaio, ad Ancona, si terrà l’incontro “Vitamina A – Artisti integratori d’impresa”, nell’ambito dell’asse 1 di S.IN.C.! Si tratta di un incontro propedeutico alla successiva fase di coinvolgimento dei Consorziati per la realizzazione di interventi artistici all’interno delle imprese marchigiane aderenti all’iniziativa.

Vitamina A mira ad elaborare modelli di intervento artistici in risposta ai bisogni delle imprese, nella convinzione che gli artisti siano portatori di quell’innovazione di cui le imprese necessitano per essere competitive in un mercato sempre più saturo.
L’obiettivo è produrre una ricerca mirata a individuare i bisogni delle imprese marchigiane e ad indagare la percezione delle stesse nei confronti del rapporto tra processi artistici e innovazione.

L’incontro si svolgerà con la modalità del focus group, un vero e proprio tavolo di pensiero. Ad una fase iniziale di introduzione teorica del contesto seguirà una più ampia sezione pratica e interattiva. A condurre i lavori saranno i fondatori del progetto Sineglossa Creative Ground: Federico Bomba e Alessia Tripaldi, già curatori dell’agenzia interstiziale JES!.
Abbiamo contattato Alessia per sapere qualcosa di più riguardo a progetto, ecco che cosa ci ha raccontato..
Perché è importante mettere in relazione artisti e imprese?
Perché viviamo in un mondo in cui il terreno si sta stringendo attorno ad entrambe le categorie: gli artisti possono contare su finanziamenti pubblici sempre più esigui, le imprese su una competitività sempre più accesa. In Europa sono sempre più numerose le organizzazioni che si occupano di stimolare e agevolare il binomio Art&Business, che comporta una nuova possibilità di reddito per i primi e una nuova possibilità di innovazione per le seconde.

A livello pratico, che tipo di apporto possono dare gli artisti alle imprese, e che benefici possono ricevere le aziende da interventi artistici?
Le aziende sono vittime di un circolo vizioso in cui più la crisi aumenta più aumenta la paura di commettere un passo falso: il risultato è una sempre minore capacità competitiva che si traduce in un aumento della crisi, e il giro ricomincia. Gli artisti possono trasmettere alle imprese innanzitutto il proprio metodo di lavoro, che intende il fallimento come un passaggio obbligato di un percorso di ricerca.

Secondo la vostra esperienza, ci sono pregiudizi tra i due mondi? Se sì, quali?
Alcuni imprenditori credono che gli artisti parlino un linguaggio incomprensibile e che manchino di senso pratico. Alcuni artisti ritengono che gli imprenditori parlino esclusivamente il linguaggio del profitto e che manchino di sensibilità culturale. Diciamo “alcuni” perché abbiamo incontrato diversi imprenditori e diversi artisti che hanno già superato questi pregiudizi e stanno imparando a imparare gli uni dagli altri.

Come mai avete scelto di utilizzare la metodologia del focus group?
Perché l’approccio cattedratico, in cui si racconta il proprio progetto come se fosse una verità insindacabile, non ci appartiene. Cerchiamo sempre il confronto con gli artisti – o forse dovremmo dire con altri artisti, visto che anche noi lo siamo – per capire cosa pensano di questo binomio, quali sono secondo loro le possibilità e quali i rischi.

Quali saranno le tappe successive del progetto?
Una volta implementata l’intervista con i dati ricavati dal focus group incontreremo un campione rappresentativo dell’imprenditoria marchigiana, al fine di individuare i principali bisogni condivisi dagli imprenditori e di indagare la loro visione dell’arte e del possibile apporto degli artisti alle imprese. Quindi stileremo un report di sintesi e commento dei risultati ottenuti. L’obiettivo finale è quello di creare dei possibili modelli di intervento in cui vari linguaggi artistici rispondono ai bisogni delle imprese.

ph. @luigi ottani